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Non esistono rette parallele e non esistono costanti comportamentali, perché il viaggio è lungo e tortuoso e difficilmente il senso giungerà dalla fine come un compimento, ma piuttosto sarà già presente fin dall’inizio del percorso, come un incessante ronzio nell’orecchio.
Lo scopo di questo lavoro è esaminare approfonditamente i meccanismi dell’opera cinematografica, concentrandosi su due film in particolare, per estrapolare le suggestioni sul multiple self e confrontarle con le teorie filosofiche al riguardo. Non una filosofia del cinema ma un cinema che parla di filosofia, ovvero, che, con i suoi mezzi specifici, fornisce interpretazioni sull’argomento delle identità multiple. David Lynch e David Cronenberg focalizzano la loro attenzione soprattutto sul tema del doppio, dell’ambiguità del reale, del confine tra realtà e artificio, dunque dello sdoppiamento della personalità e della moltiplicazione dei mondi possibili.
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