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Il cielo si era dissolto: era mezzogiorno, ma mi aggiravo come un fantasma entro una sorta di crepuscolo. Quasi come nel corso di un’eclisse, tutto era coperto da una terrificante oscurità.
L’oceano si presentava di colore nero in pieno giorno e le onde erano talmente alte da coprire la linea dell’orizzonte. Sembrava che il mare si muovesse, si levasse, si innalzasse, simile a un enorme, oscuro manto, sul mondo intero.
In breve, la superficie marina si sollevò ben oltre il proprio abituale livello, anzi si erse al di sopra dell’orizzonte.
Si trattava di acque oleose, troppo dense per immaginare di potervi nuotare dentro. Si aveva l’impressione che, se si fossero appena sfiorate, avrebbero imbrattato l’incauto sperimentatore e che, se qualcuno vi si fosse immerso, sarebbe stato inghiottito da una sorta di melma bituminosa.
Al di là del notevole spessore artistico (l’architettura severa e la ricchezza delle suggestioni simboliche), filosofico (le dilatazioni conoscitive, le seducenti sfide esistenziali, la realtà vista da occhi senza palpebre, gli abissi cosmici), narrativo (le geometrie e le deviazioni imprevedibili) e stilistico (una scrittura ovattata e ricamata; una prosa raffinata e chimerica, quasi un florilegio di sete; un ritmo avvolgente e ipnotizzante), il nuovo libro di Rino Tripodi, Decomposizione di Dio. Un racconto e cento apologhi gnostici tra Kafka e Cioran, si inoltra lungo i tenebrosi ed estremi sentieri della riflessione filosofica sul dolore e sulla presenza del Male nell’universo, risalendo passo dopo passo alla creazione e al Dio-demiurgo.
In tal modo gli iniziali scricchiolii della placidità del mondo, gli allarmanti indizi delle ombre, gli accartocciamenti delle increspature, si ampliano in trasalimenti e spaesamenti ossessionanti, in territori di deriva e di orrore, in voragini non segnate da alcuna sentinella, lungo i quali viene proclamata una metafisica vertiginosa, minacciosa e crudele: il buio accerchia l’esistenza e la strazia, rendendo fioca e comunque impercettibile la voce umana.
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Per un’intervista concessa a Thriller Magazine (Decomposizioni in azzurro), clicca qui.
Per un’intervista concessa ad Arteinsieme, clicca qui.
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Massimiliano Rossi
16/05/2008
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Un’opera suggestiva, che impavida affronta argomentazioni dal carattere altamente filosofico: quale è la natura di Dio, presumendo che Egli ovviamente esista? Un libro dai contenuti “forti”, [...]
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Un’opera suggestiva, che impavida affronta argomentazioni dal carattere altamente filosofico: quale è la natura di Dio, presumendo che Egli ovviamente esista? Un libro dai contenuti “forti”, empi di cruente verità e realtà, un libro che porta il lettore ad ulteriori riflessioni su questo infinito argomento che è il Divino. L’autore lo propone con un esito stilistico-formale di alto livello, dal linguaggio forbito, imperniato da affascinanti idee e visioni, rendendo comunque la lettura scorrevole ed invitante. Compito arduo, ma ben riuscito. Ne consiglio, vivamente, la compera per un’ulteriore illuminazione sul Dio-demiurgo, la religione e la realtà contemporanea.
Massimiliano Rossi
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