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tu dialoga con lo stupore / che non conserva tracce, / con la stella che dissigilla / un senso che non dura, / con l’assenza che si desta / in palpiti migranti fatti verbo
Un libro che ricerca e sfiora la profezia come suo stato ultimo e asintotico, cercando di far mediare il verso tra un mondo e un io che vuole uscire da se stesso e convivere con gli «enti» (per citare Heiddeger), nella ricerca intensa di epifanie che gli mostrino il prodigio nascosto dentro le cose.
È un viaggio di piccole metamorfosi che si svolgono in un tempo arcano e archetipico, difficile da ricostruire e interpretare.
Il linguaggio conosce molte zone oscure e nel suo orfismo, nell’utilizzo delle preposizioni e degli articoli, arriva a risultati simbolico-ermetici, trascesi però nel totale disinteresse per un troppo facile intimismo e nell’attenzione tutta rivolta a conoscere ciò che, fin da tempi «albali», si nasconde dietro le nostre vite.
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